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Cosa stiamo barattando in questo momento della nostra vita?

baratto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All’introduzione sulla crescita spirituale di ogni donna che ho riportato nel mio precedente articolo, segue una delle prime storie che ho avuto la fortuna di leggere “La fanciulla senza mani”, toccante e coinvolgente racconto che mi ha fornito preziosissimi spunti per chiedermi “cosa sto barattando in questo momento della mia vita?

 

È la storia di una fanciulla, appunto, che si ritrova ad affrontare una serie continui avvenimenti, simbolo del viaggio di iniziazione della donna, inteso come cammino introspettivo di crescita ed evoluzione, ed inizia con un baratto, alla cieca perché accettato senza riflessione e senza ben comprendere cosa quello scambio realmente comportasse.

 

Metaforicamente il baratto è ciò che ogni donna, in uno o più momenti della propria vita, si trova ad affrontare, è ciò che ci appare come promettente “se mi dai ciò che si trova dietro il mulino diventerai ricco”, ma che, in realtà, si rivela in seguito causa di sofferenze.

 

Il baratto, quindi, è proprio la parte che dà avvio all’iniziazione: scegliendo ciò che ci attira, come ad esempio le ricchezze, matrimoni contratti per la sensazione di sicurezza che ne deriva più che per l'autenticità del sentimento, storie d'amore ormai logore che ci trasciniamo da tempo per il timore della solitudine, scelte conformi alle convenzioni sociali che, pur se noi stesse non condividiamo pienamente, ci mettono al riparo dai giudizi e ci assicurano un posto in società, ciascuna di noi cede in cambio il dominio su parte, e spesso su tutta la propria vita appassionata, creativa e istintiva.

 

Ebbene, questa è molto spesso la condizione della donna che accetta il baratto. 

 

<<BARATTO vuol dire rinunciare agli istinti che ci dicono quando è il momento giusto per dire sì e quando per dire no, quando abbandoniamo l’introspezione, l’intuito e gli altri tratti selvaggi … e allora ci ritroviamo in situazioni che promettevano meraviglie e invece ci danno sofferenza. Alcune donne, ad esempio, rinunciano alla loro “arte” per un matrimonio d’interesse, o al sogno della loro vita per essere mogli, figlie, fidanzate, o non seguono la loro vera vocazione per condurre un’esistenza che sperano sia più accettabile … ma così facendo, non fanno altro che perdere i propri istinti. E così, quello che doveva essere l’albero fiorito della psiche, perde i fiori e l’energia, viene svenduto e dissipa il suo potenziale>>. (Donne che corrono coi lupi, p. 434).

 

Ma, perché la “fanciulla senza mani?” Durante la sua iniziazione, quando il baratto dà inizio al lungo cammino che la fanciulla si ritrova ad affrontare, viene ordinato di tagliarle le mani, ovvero la capacità psichica di afferrare, trattenere, aiutare se stessa e gli altri. Le mani ricevono e trasmettono al mondo circostante, il palmo della mano, infatti, è come un sensore … mozzare le mani, quindi, significa proprio privare qualcuno della funzione del vedere, del sentire del curare, ed è una delle conseguenze (metaforiche ovviamente) dell’aver accettato il baratto.

È ciò che la società ha sempre cercato di fare, sminuire e annientare la sensibilità femminile (in questo senso il suo lato selvaggio, da lupa) attraverso le convenzioni sociali e le gabbie mentali.

 

Fortunatamente, però, come in ogni favola che si rispetti, all’improvviso compare sempre una figura benevola, una sorta di “guardiano” che ci supporta nel viaggio, qualcuno che ci dice “Sveglia!” “Guarda cosa ti è successo!” E’ la metafora di chi fa diventare conscio il nostro dolore, e il prenderne consapevolezza è proprio il primo passo per far qualcosa. Non c’è da vergognarsi, dunque, se qualche volta abbiamo ceduto i rami fioriti. Indubbiamente ne abbiamo sofferto. Ma non è  sfiorita la speranza. L’iniziazione può avvenire a qualsiasi età.

 

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